D.L. 146/2013 IN G.U. 300/2013 MISURE URGENTI IN TEMA DI TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DEI DETENUTI E DI RIDUZIONE CONTROLLATA DELLA POPOLAZIONE CARCERARIA.
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Documento inserito martedì 7 gennaio 2014
Al fine di fronteggiare l''emergenza carceri' dopo il d.l. 78/2013, conv. l. 94/2013 è stato emesso un nuovo decreto legge (d.l. 23 dicembre 2013, n. 146 - G.U. ).


ASPETTI SALIENTI

1) RIDUZIONE IN ENTRATA ED AMPLIAMENTO IN USCITA DELLA POPOLAZIONE CARCERARIA

A) I benefici penitenziari:

I) la "liberazione anticipata speciale", misura temporanea destinata ad operare solo per un periodo di due anni dalla data di entrata in vigore del decreto.
> Estensione oggettiva: Prevede una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata, anziché di 45 giorni, come nella liberazione anticipata ordinaria, di cui all'art. 54 o.p.
> Estensione soggettiva: La nuova misura si applica anche ai condannati per i reati di cui all'art. 4 bis o.p., per i quali tuttavia è necessario un presupposto soggettivo più pregnante, rappresentato dalla prova, nel periodo di detenzione, "di un concreto recupero sociale, desumibile da comportamenti rivelatori del positivo evolversi della personalità".
> Esclusioni: non si applica a coloro che si trovano in affidamento in prova e in detenzione domiciliare, relativamente ai periodi trascorsi, in tutto o in parte, in esecuzione di tali misure alternative.
> Efficacia temporale: retroattività dai semestri di pena in corso di espiazione alla data del 1 gennaio 2010 (data che sostanzialmente coincide con la dichiarazione, da parte del d.P.C.M. del 13 gennaio 2010, dello 'stato di emergenza' carceraria nel nostro ordinamento). Ai condannati che abbiano già usufruito della liberazione anticipata per il periodo in esame, sia riconosciuta un'ulteriore detrazione di 30 giorni per ogni singolo semestre di pena espiata.
> Presupposti: Rimane fermo il presupposto soggettivo della prova della partecipazione del condannato all'opera di rieducazione.

II) Affidamento in prova quadriennale: Per effetto della novella la misura risulta ora applicabile ai condannati con pene, anche residue, fino a 4 anni, anziché 3. L'applicabilità della misura ai condannati a pene fino a 4 anni presuppone un periodo di osservazione della personalità ben più lungo di quello ordinario, dovendosi avere riguardo al comportamento serbato dal condannato "quantomeno nell'anno precedente alla presentazione della richiesta". Come già previsto nell'art. 47 o.p., anche in questo caso l'osservazione non deve svolgersi necessariamente in carcere, potendosi fare riferimento anche alla condotta tenuta dal soggetto in libertà.
> Applicazione provvisoria: Al fine di incentivare l'accesso all'affidamento in prova nei confronti dei condannati già detenuti, il decreto stabilisce - novellando il co. 4 dell'art. 47 o.p. - che, in caso di istanza della parte, il magistrato di sorveglianza ha il potere (non più, come era sino ad oggi, di sospendere la pena, ma) di applicare provvisoriamente la misura alternativa, analogamente a quanto avviene per la detenzione domiciliare, la semilibertà e l'affidamento terapeutico. Il provvedimento del magistrato - che presuppone un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, un fumus boni iuris sulla sussistenza dei presupposti e l'assenza del pericolo di fuga - ha efficacia sino alla decisione definitiva del tribunale di sorveglianza, che dovrà intervenire entro 60 giorni.

III) Affidamento terapeutivo reiterabile: E' stato espressamente abolito il divieto, di cui al co. 5 dell'art. 94 d.P.R. 309/1990, di applicare per più di due volte l'affidamento in prova terapeutico per condannati tossicodipendenti ed alcol dipendenti, rimettendo all'organo giudicando la valutazione caso per caso.

IV)  Stabilizzazione detenzione domiciliare per pene infra 18 mesi.

V) Potenziamento della misura alternativa dell'espulsione : Riduzione del catalogo dei reati ostativi (l'espulsione ora è applicabile anche ai condannati per i delitti di cui agli artt. 628 co. 3 e 629 co. 2 c.p. , nonchè per i delitti previsti dal t.u. imm., puniti con la pena detentiva non superiore a due anni)
Possibilità di eseguire l'espulsione anche in caso di cumulo con reati ostativi una volta che sia stata espiata la parte di pena relativa al reato ostativo.

VI) Controllo elettronico: Il tribunale di sorveglianza può ora disporre il controllo elettronico anche "nel corso dell'esecuzione della misura" (e non più solo, quindi, al momento dell'applicazione della misura alternativa) ed attribuendo, dall'altro, anche al magistrato di sorveglianza il potere di disporlo, nei casi di applicazione provvisoria della detenzione domiciliare.

C. Gli interventi sulle misure cautelari: Potenziamento dell'utilizzo del braccialetto elettronico. La modifica riguarda in primo luogo l'art. 275 bis c.p.p, secondo il quale il giudice "nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in sostituzione della custodia cautelare in carcere" deve prescrivere sempre le procedure di controllo elettronico, "salvo che le ritenga non necessarie" (mentre, sino ad ora, erano prescritte solo se ritenute necessarie), e sempre che ne sia accertata la disponibilità da parte della polizia giudiziaria.

D. Gli interventi sui reati e sulle pene: Art. 73 comma 5° DPR 309/90. Trasformazione in ipotesi autonoma di reato e riduzione del massimo della pena da 6 a 5 anni - così come riformulato "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che,per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000.

2) TUTELA DEI DIRITTI DELLE PERSONE DETENUTE

Il decreto ha messo ordine nella materia del reclamo del detenuto al magistrato di sorveglianza, distinguendo chiaramente tra reclamo c.d. generico, disciplinato nell'art. 35 o.p., e reclamo giurisdizionale, di cui all'art. 35 bis o.p.

A) Il reclamo generico: Il decreto ha apportato alcune piccole modifiche, la più significativa delle quali è senz'altro rappresentata dall'inserimento, tra i destinatari della procedura, del Garante nazionale dei detenuti, di nuova istituzione.

B) Il reclamo giurisdizionale: Riconoscimento normativo dell'istituto e regolamentazione.

I) Attivazione:
a)
Provvedimenti di natura disciplinare adottati dall'amministrazione penitenziaria (art. 69, co. 6 lett. a),
b) Inosservanza da parte dell'amministrazione di disposizioni previste dalla presente legge e dal relativo regolamento, dalla quale derivi al detenuto o all'internato un attuale e grave pregiudizio all'esercizio dei diritti" (art. 69, co. 6 lett. b).
II) procedura: ex art. 666-678, ossia con il c.d. procedimento di sorveglianza (che rappresenta, tra i vari procedimenti utilizzabili dalla magistratura di sorveglianza, quello più articolato e caratterizzato dalla più accentuata garanzia dei diritti della difesa), con la previsione però di alcuni profili di specialità. Tra questi, va menzionato, innanzitutto, il diritto di comparire in udienza anche per l'amministrazione penitenziaria (esclusa invece dal procedimento ex art. 666-678) e dalla conseguente necessità di avvisarla della fissazione dell'udienza. Non è previsto termine per la proposizione del reclamo; può sempre essere attivato dal detenuto che reclami appunto un pregiudizio "attuale e grave" ai propri diritti.
III) La decisione e la sua effettività
Qualora sia accertata la sussistenza del pregiudizio e la sua attualità, il giudice ordina all'amministrazione penitenziaria "di porre rimedio".
Al fine di costringere all'obbedienza l'amministrazione penitenziaria, il decreto prevede un giudizio di ottemperanza da attivare, presso lo stesso magistrato, nel caso di "mancata esecuzione del provvedimento". Qualora il giudizio, da esperire nelle forme di cui agli artt. 666 e 678 c.p.p., venga accolto, il giudice ha il potere di: ordinare all'amministrazione di ottemperare, nominando - se necessario - un commissario ad acta; dichiarare nulli gli eventuali atti dell'amministrazione che si pongano "in violazione o elusione del provvedimento rimasto ineseguito"; determinare la somma dovuta al detenuto a titolo di riparazione, con il limite massimo di 100 euro per giorno.

C) Il Garante dei diritti dei detenuti
Si tratta di un organo collegiale, istituito presso il Ministero della giustizia, composto da un Presidente e due membri e nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. La funzione del Garante è di vigilare affinchè l'esecuzione delle misure privative della libertà personale avvenga in conformità alle leggi e ai principi stabiliti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani; a tal fine gli è attribuito, da un lato, il potere di visitare, senza necessità di autorizzazione, gli istituti penitenziari, gli ospedali psichiatrici giudiziari, gli altri istituti nei quali sono reclusi i destinatari delle misure di sicurezza detentiva, le comunità terapeutiche e tutte le strutture che ospitano soggetti privati della loro libertà personale, compresi anche i CIE, dall'altro, il potere di richiedere informazioni e documenti alle amministrazioni responsabili delle strutture ed infine di formulare specifiche raccomandazioni alle stesse.

NOTE: Per un interessante commento da parte del dott. Antonio Corbo e del dott. Luca Pistorelli, da parte dell'Ufficio del Massimario della Corte Suprema di Cassazione, avente ad oggetto il decreto-legge n. 146 del 2013 cliccate qui: Relazione ufficio massimario S.C.

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